Articolo: Alternative e non, un giallo italiano

di Giuseppe Quartieri – Fonte: https://www.vglobale.it/2014/12/03/alternative-e-non-un-giallo-italiano/

I dati più recenti della produzione energetica italiana asseriscono che il 50% del fabbisogno energetico nazionale proviene da fonte alternativa rinnovabile. Secondo le fonti informative ufficiali italiane l’altro 50% dovrebbe provenire da fonti fossili. In una nota successiva si asserisce che la produzione di gas raggiunge quasi il 50% del fabbisogno energetico nazionale. Queste asserzioni appaiono in completo contrasto con le valutazioni e le stime dell’Aea indipendentemente da tutti i tipi di implicazioni di costo

Recentemente in Usa, sono fallite 33 Aziende produttrici di energia solare che appartenevano al gruppo di 40 Aziende che erano state fortemente finanziate con grandi incentivi dal Presidente Obama. Un’altra notizia americana emanata ad alto livello e pubblicata riguarda la produzione di energia da fonte solare: i resoconti annuali di questi ultimi anni dimostrano che l’energia solare prodotta in Usa è inferiore del 40% della energia solare prevista dai calcoli preliminari per mezzo dei quali le Aziende hanno ottenuto congrui e sostanziosi finanziamenti a fondo perduto. Obama si è trovato e si trova di fronte ad un grande problema energetico. Così, risulta che Obama abbia decretato la costruzione di 5 centrali nucleari di tipo AP1000 della Westinghouse di cui i giapponesi sono diventati azionisti rilevanti.

In questo panorama, però, si evince chiaramente che i conti energetici americani sono molto più semplici ed accurati di quelli italiani e, negli «States», ricorrono facilmente alla cura ed alla azione correttiva quando si rileva un guasto di sistema come quello «di troppa confidenza nel solare».
In Italia, la produzione di energia solare ed eolica invece presenta solo una semplice ma sostanziale incoerenza: esistono moltissime fonti di produzione annuale che possono essere consultate in Internet tramite normale accesso Google, tuttavia si riscontrano differenze di dati di produzione alcune volte anche abbastanza consistenti. In ogni caso, non c’è uniformità di presentazione dei dati di produzione di energia elettrica annuale italiana.
Sembra strano ma è così!
Tra le fonti consultabili si possono citare, ad esempio, i siti della Terna, dell’Enea, della stessa Enel e, perché no, dell’Eni oltre al sito ufficiale del Gse, l’Autorità per l’Energia. In Internet però non si riescono a trovare facilmente i dati di produzione nazionale annuale di energia elettrica del Ministero che gestisce la Energia in Italia. Si tratta dei dati che ufficialmente le Istituzioni dovrebbero pubblicare per rispettare i dettami della democrazia. Alcuni dicono che il Ministero competente, secondo un certa legge, ha dato incarico a Terna a seguito di debita legge. In ogni caso, resta estremamente difficile trovare i dati formali ed ufficiali emessi dal Ministero italiano competente.
Per altri versi, la situazione ambientale italiana presenta molte difficoltà come dimostrano le catastrofi in Liguria e la revisione della sentenza della catastrofe di L’Aquila.

In questo ultimo caso di specie, tutto ruota attorno alla applicazione del principio di precauzione. Non ha alcun senso parlare di una applicazione generalizzata ovunque del principio di precauzione appunto «senza un po’ di precauzione» e non ha alcun senso parlare solo della previsione probabilistica che non tiene conto alcuno di particolari fisici come ad esempio, nel caso di L’Aquila, delle misure eseguite dal tecnico Giuliani sull’aumento di Radom. Di fatto, le misure di Radom non vengono accettate al momento, dagli specialisti sismici come indicatori di sismicità. Tutti noi sappiamo che le previsioni sismiche hanno basso livello di confidenza o almeno sembra che i geofisici che fanno detti calcoli non elaborano affatto il livello di confidenza delle probabilità ottenute. Sembra che non si possa fare altrimenti! Questo approccio però dimostra solo che la scienza sismica non è in grado di prevedere, se non con larghissimi livelli di confidenza, l’evento sismico. Infatti, i risultati dei calcoli di probabilità di un evento sismico eseguiti dagli specialisti conducono ad valore di certezza dell’evento sismico in un intervallo di tempo di 100 anni ma anche di 50 anni, Allora diventa lecito domandarsi ma qual è il senso di questo calcolo di probabilità?
In altre parole forse questi calcoli non servono a nulla! Ma allora a che cosa serve la Commissione Grandi Rischi? Solo a niente, se non fa almeno un po’ di precauzione.

Il fatto che questo criterio potrebbe ingenerare troppi falsi allarmi con troppe situazioni in cui, dopo l’allarme e le dovute azioni di precauzioni, non accade nulla e quindi sono state spese solo risorse e finanze per poi tornare la punto di partenza. La legge di vita invece afferma che basta un solo caso in cui il principio di precauzione si dimostri positivo e salvi centinaia se non migliaia di vite per renderlo prioritario e sempre applicabile.
Altrimenti si potrebbe anche concludere che il calcolo delle probabilità applicato in campo sismico non ha nulla di scientifico oppure ha solo un bassissimo intervallo di confidenza: non serva a nulla!
Appare inutile che alcuni cosiddetti «scienziati» continuino a girare attorno ai risultati senza assumersene le responsabilità e volendo solo gli onori e soprattutto la buona paga.
Ha (secondo il sottoscritto) parzialmente sbagliato anche la Commissione Grandi rischi e non solo gli ingegneri ed i vari costruttori che hanno lavorato male! Alla stessa stregua appare del tutto scandalosa la recente sentenza degli effetti della Eternit, la Cassazione ribalta la sentenza: «Reato prescritto, Schmidheiny assolto».

L’impiego della energia nucleare

Riprendendo il discorso delle nuove applicazioni di centrali nucleari che si stanno verificando in tutto il modo (Usa, Cina, India, ecc.) va illustrato velocemente soprattutto in relazione al reattore AP1000 della Westinghouse.
Di fatto, questo reattore presenta notevoli proprietà di miglioramento di semplicità e di sicurezza quali un numero inferiore di valvole correlate alla sicurezza, minore lunghezza dei tubi correlati alla sicurezza, minore numero di cavi di controllo, minore numero di pompe e più basso volume di costruzione antisismica. Le altre semplificazioni sostanziali del reattore AP1000 sono state progettate ed eseguite nell’ambito del sottosistema di sicurezza, nei sotto-sistemi operativi, nella sala di controllo, nella tecnica costruttiva, nella strumentazione, accessori e sottosistemi di controllo. In questa maniera i progettisti della Westinghouse sono riusciti a eseguire semplificazioni concrete nell’impianto globale riducendo i componenti, il numero di cavi, ed il volume della parte del reattore che deve essere antisismica. Contemporaneamente, i margini di sicurezza del reattore nucleare AP1000 sono aumentati sostanzialmente rispetto a quelli dei reattori di terza generazione avanzata classica.
[Fonte: http://westinghousenuclear.com/New-Plants/AP1000-PWR/Overview]

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Fig. 1 – AP1000-Sistema di Raffreddamento del Reattore (RCS)

Comunque il culmine della moderna progettazione di ottimizzazione della sicurezza delle centrali nucleari di terza generazione super avanzata è costituto dalla introduzione di una vasca d’acqua sotto il cuore del reattore nucleare facendolo vivere sempre in un ambiente pieno d’acqua, quasi un ambiente marino. [per maggiori chiarimenti leggere il Rif. N° 1 et alter].
Le Agenzie internazionali asseriscono che, a tre anni dall’incidente di Fukushima, il Giappone si avvia verso la riapertura della centrale di Sendai. Frattanto in Usa, la Lockheed Martin Corp. Ha annunciato lo sviluppo tecnologico di un reattore a fusione nucleare compatto. La Cina e l’India hanno ordinato, ciascuna 30 centrali nucleari del tipo AP1000. La Russia sta vendono il maggiore numero di centrali nucleari nel mondo.
In questo momento storico, in campo della produzione di energia elettrica da fonte nucleare si sono verificati alcuni eventi negativi quali l’arresto automatico della unità nucleare di Turkey Point 3, in Florida, l’11 agosto, a seguito di una perdita di aria nell’impianto. Per chiarezza, la Centrale Elettronucleare di Turkey Point ha una capacità combinata di 3.330 MWe, e quindi può fornire energia elettrica all’intera porzione del sud della Florida. Questa centrale è sostanzialmente costituita da un complesso energetico misto in cui operano 5 generatori. La parte termoelettrica consiste in 2 generatori da 400 megawatt che possono essere alimentati a olio combustibile/gas naturale (Unit 1 e 2) e 2 reattori nucleari della Westinghouse del tipo PWR (le unità 3 e 4) ciascuna fornisce vapore a una turbina ad alta pressione e a 2 turbine a bassa pressione con una potenza elettrica certificata a 693 MWe per ogni unità. Nel 2007, è stata aggiunta l’Unità 5, da 1150 MWe a gas naturale a ciclo combinato [Fonte il link:
http://bigstory.ap.org/article/malfunction-forces-czech-nuclear-reactor-shut-down].
Sempre negli Stai Uniti, il 13 agosto 2014, si è spento un reattore nucleare vicino a New York City: stato e condizione attuale: un sensore difettoso ha indotto la chiusura automatica di un reattore che produce energia per circa un milione di abitazioni.
[Fonte: http://online.wsj.com/article/APb03c8ee098b644a5be524df4e84ec317.html]

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Fig. 2 – AP1000-Sistema di Iniezione Passivo di Sicurezza post LOCA, raffreddamento a lungo termine

Appare che il sistema nucleare, sulla Terra, è vivace ed in pieno fervore anche se la Westinghouse ha dovuto vendere quote azionarie sostanziali ai giapponesi.

Sintomi catastrofici industrial energetici

Quel che viene fatto apparire e le agenzie stampano è una situazione del seguente genere anche in base ad un dibattito on line fra Paolo Saraceno e Ignazio Lippolis.
Così si asserisce che Assoelettrica, che riunisce circa 120 imprese del settore, ha ammesso l’eccesso di investimenti in centrali a gas, olio combustibile e carbone (tra il 2002 ed il 2013 sono stati installati 21,7 GW di nuovi impianti termoelettrici in Italia), una conseguenza, parziale, dovuta a previsioni ufficiali erronee sul mercato dell’energia.
Con previsioni di consumi per 100 miliardi di m3 di gas naturale, per anni i Responsabili industriali e governativi hanno affermato che servivano 12 ri-gassificatori, a confronto strano con il fatto incontrovertibile che la domanda non ha mai superato i 70 miliardi di m3.
Matteo Del Fante, Amministratore delegato di Terna, a ottobre in audizione alla Commissione Industria del Senato ha dichiarato che la capacità energetica disponibile italiana è di 78,7 GW a fronte di una domanda di 53,9 GW. Un’eccedenza di ben 24,8 GW (nel 2003 era di 1,3 GW). Valori similari si verificano per la Spagna (+13 GW), per la Germania (col 16% delle aziende autosufficiente per l’energia) e per altri Stati europei, ma anche negli Usa e in Australia.
L’Amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, in audizione al Senato, ha sostenuto che vanno dismessi 11 GW di potenza termoelettrica e le centrali «potenzialmente da chiudere» sono 23, con 700 lavoratori da pensionare o riallocare. E non riguarda solo Enel: «Situazioni di criticità si sono aperte in A2A, Edison, Sorgenia, Gas de France, Tirreno Power, Eon, Enel». Gli impianti a rischio sono prevalentemente quelli a olio combustibile (Livorno ha già iniziato e Piombino inizierà a breve la messa in stato di conservazione dell’impianto) e anche alcuni impianti a gas.
La verità è che il mercato energetico sta sballando: i prezzi delle fonti tradizionali stanno scendendo, i costi di estrazione («shale gas» soprattutto) stanno salendo. Evidentemente la colpa è della concorrenza del carbone e del fotovoltaico che punta alla «grid parity» e in alcuni casi la raggiunge. Né si possono alzare i prezzi perché si favorirebbero le fonti alternative. Fonti che sono già in salita: da ottobre a dicembre 2014 nel mondo si installeranno oltre 19,5 GW di fotovoltaico, più che nell’intero 2010, arrivando a oltre 200 GW complessivi. L’eolico già supera i 300 GW e, stando alla Iea, nel 2050 potrebbe generare il 18% dell’elettricità globale (dall’attuale 2,6%).

In questi ragionamenti non si considerano le due formali, concrete e valide obiezioni già scritte e convalidate in questa serie di articoli ossia che le fonti di energia solare ed eoliche sono fonti aleatorie e variabili e di conseguenza non controllabili se non tramite una fonte continua in parallelo ossia mediante un fonte continua classica (petrolio, gas e/o carbone) di generazione di energia sempre disponibile a supporto delle variazioni e dei capricci delle fonti alternative ormai classiche solare ed eoliche.
In Italia si verificano eventi simili o analoghi.
Tutti sanno che, per la politica energetica, l’Italia ha fatto (con i passati tre o quattro governi ma forse anche con l’attuale se non cambia la musica) una sequenza madornale di errori. Purtroppo, come asserisce Ignazio Lippolis, si continua a farli a tutti i livelli decisionali.
Continua Ignazio: La domanda di elettricità in Italia è ferma da anni a 55 GW, da quando, cioè, il decreto Marzano/sbloccacentrali portò la potenza installata da 75 GW a 130 GW, cui si volevano sommare nucleare e presunta valenza energetica di inceneritori banditi dall’Europa.
Mentre i cementieri e le industrie dei tondini si sono arricchiti e crescevano i debiti delle «utilities», gli italiani hanno pagato in bolletta il «fermo impianti», le inefficienze di rete, il mai avviato «decommissioning» nucleare, il Cip6 a petrolieri e agli «inceneritoristi» anziché alle rinnovabili, la cui errata incentivazione ha attratto mafiosi e cinesi.

Con Paolo Saraceno e Ignazio Lippolis concordo che l’Italia si è giocata la ricerca, l’innovazione, la formazione, oltre ai comparti di eccellenza come la chimica delle materie prime rinnovabili. Millantando la ricerca scientifica, i vari governi hanno finanziato solo la fisica delle particelle, tra l’altro eseguita soprattutto in Svizzera a Ginevra dal Cern. Negli ultimi 30 o 40 anni non è stata finanziata, bene, la ricerca nel campo della fisica della struttura della materia includendo tutta la ricerca nel campo dei semiconduttori che ha condotto al microprocessori e, più tardi, alla nanotecnologia. Le industrie elettroniche nazionali sono stati abbandonate a se stesse senza alcun investimento nel campo della componentistica. L’elettronica italiana è diventata solo una industria di progettazione di sistemi e di trasformazione di componenti di base prodotti in altri Paesi del mondo (prima America e dopo Giappone, Corea, Cina ecc.). La mancanza di progettazione e realizzazione di componenti elettronici di base ha impoverito la industria elettronica italiana rendendola schiava delle suddette Nazioni produttrici di componenti elettronici di base.
Contemporaneamente i «servi sciocchi» sono saliti in cattedra e la lezione non è bastata, recentemente si è voluto privilegiare, con lo «Sblocca Italia», le trivellazioni che offrono risorse limitatissime e le decisioni manageriali hanno scelto la Cassa Depositi e Prestiti per la gestione dei debiti prodotti dagli inceneritori.

Gli aspetti economici

Si è accennato alla vera e propria diseconomia e agli errori prodotti dagli incentivi elargiti a costruttori di impianti a base di fonti alternative rinnovabili di energia. Si è trattato di una vera e propria speculazione economica a favore di pochi eletti e pagata dal popolo. Lo scopo ben noto era stato quello di ridurre le emissioni di anidride carbonica CO2 entro il 2020 per soddisfare Kyoto e requisiti successivi. In Italia e in Europa si affronta questo problema da quasi un decennio. Normalmente i vari Enti europei addetti al controllo e verifica del soddisfacimento dei risultati multano l’Italia poiché asseriscono che l’Italia non raggiunge i limiti di riduzione di emissioni richiesta.
Gli ecologisti oltranzisti aggiungono il solito carico da 90 come recentemente hanno fatto i sostenitori della «economia verde», (Green Economy) certamente meglio tradotta in «economia al verde». Di fatto, come al solito, gli sfasati della «Green Economy» affrontano i problemi ecologici solo da un certo punto di vista specifico e da un angolo visuale ristretto e privo di approccio globale. Uno degli ultimi esempi proviene dalle critiche e dall’analisi dell’Ente europeo Aea, l’Agenzia europea dell’ambiente, che è giunto ad alcune asserzioni molto critiche secondo cui l’Italia ha dovuto saldare un conto enorme per le emissioni di gas serra prodotte dal 2008 al 2012. Le stime dell’Aea parlano di una spesa compresa tra i 26 e i 61 miliardi di euro. Quindi sostengono che l’inquinamento da CO2, CO, benzene, PM10, PM2,5 ecc. implicano malattie respiratorie per la popolazione e molti danni all’agricoltura. Le implicazioni peggiori si hanno per gli aspetti sanitari in termini di salute vera e propria e in termini di costi economici. Secondo le stime di Aea in Europa sono situate le 30 industrie più inquinanti di cui una in Italia ed, inoltre, dai dati pubblicati dall’Aea, risulta che le 14.325 industrie europee causano ai cittadini dell’Unione un danno economico stimato tra i 59 e i 189 miliardi di euro all’anno.

Questa situazione descritta dalla Aea non è del tutto coerente con quanto affermano le Autorità italiane addette alla gestione dell’inquinamento e della ecologia. I dati più recenti della produzione energetica italiana asseriscono che il 50% del fabbisogno energetico nazionale proviene da fonte alternativa rinnovabile (idraulico, solare, eolico, geotermico, biomassa ecc). Secondo le fonti informative ufficiali italiane l’altro 50% dovrebbe provenire sostanzialmente da fonti fossili: gas, petrolio e carbone. Anzi in una nota successiva si asserisce che la produzione di gas raggiunge quasi il 50% del fabbisogno energetico nazionale. Queste asserzioni di Enti italiani appaiono in completo contrasto con le valutazioni e le stime dell’Aea indipendentemente da tutti i tipi di implicazioni di costo. In particolare, le asserzioni di produzione del 50% con sole fonti alternative non inquinanti, rinnovabili non sono affatto reali, concrete e affidabili. La disinformazione regna incontrastata in questo campo, anche se si aggiunge la quota di energia prodotta, in modo passivo, dalla ottimizzazione della efficienza energetica. Questo è il nuovo cavallo di battaglia cavalcato dal nuovo potere energetico italiano con qualche pizzico di verità, tanta fantasia molta buona speranza fino a quando imponenti e forti sorgenti di energia non ritorneranno a galla.

Riferimenti

1. Giuseppe Quartieri, Introduzione alla Sicurezza di Sistemi Nucleari, Ed. IBN, nov. 2010
2. L. Burgazzi, F. De Rosa, M. Sangiorgi, Documento comparativo sulla sicurezza EPR, ENEA, Report RdS/2010/131.
3. Giuseppe Quartieri, Il Pensiero Ecologico, Cap. 1, 2, 3, 4 Ed. Villaggio Globale 2014.