Articolo: Vita biologica spaziale e archeobatteri

di Piero Quercia – Fonte: https://www.vglobale.it/2019/01/25/vita-biologica-spaziale-a-archeobatteri/

L’uomo sta distruggendo definitivamente il proprio habitat, cosicché prima o poi, sarà costretto a ritornare nello spazio. Questo squilibrio e accelerazione evolutiva incontrollata ha creato, però, un uomo tanto delicato e immunodepresso da non rendersene conto. Ora, l’uomo, così auto-selezionatosi, vive nella biosfera modificata, con uno strato di ossigeno sempre minore, soggetto ad inquinamenti di ogni tipo persistente prodotto, in gran parte, da se stesso

Lottiamo ogni giorno per mantenere vivibile il nostro pianeta. La scienza sa bene che in epoca remota c’era sulla Terra un tipo di vita oggi impossibile per noi e che pure ha creato le premesse per fare spazio a quelle condizioni vitali di cui oggi godiamo. Ma l’inquinamento crescente sta riportando in auge quelle forme di vita di cui l’uomo pensa di servirsene per essere aiutato a depurare l’ambiente che lui ha creato. Un processo intelligente. Ma l’uomo è in grado di monitorare questi processi? a giudicare da certe conseguenze che stanno determinando pericolose condizioni con i cambiamenti climatici, sorgono forti dubbi.

Piercamillo Quercia sta pubblicando degli articoli dove si pongono domande e si studiano queste situazioni. Fra scienza e fantasia, d’accordo, ma la fantasia non è il demonio e spesso, come è accaduto in passato, aiuta.

Molti sono stati i tentativi di rispondere alla famosa domanda di Enrico Fermi, poi definita «il paradosso di Fermi». Nel 1983, l’analista Brin propose un approccio articolato in vari punti e, al primo punto, sostenne: «Non abbiamo ancora visto traccia perché non esiste alcuna vita extraterrestre».

L’approccio qui (da me) proposto si basa sulla visione di vita biologica spaziale. Nel lontano passato si è verificato e forse ancora sussiste il nano-informazionismo spaziale, ossia una o più forme primordiali di molecole elementari provenienti dallo spazio che sono arrivate sulla Terra finendo soprattutto in mare e/o negli oceani. Queste forme primordiali sono finite a immergersi in vaste zone profonde sottomarine e hanno dato inizio alla vita almeno 4 miliardi di anni fa.

Quando iniziò tutto

Da queste strutture informazionali di molecole organiche sotto gli oceani, si sono sviluppati batteri. Con altissima probabilità queste strutture molecolari sono arrivate dallo spazio a bordo di meteore. La maggiore parte delle meteore spaziali è caduta nelle profondità del mare e degli oceani ancora infuocati, trasportando molecole e, probabilmente, acqua.

In questo nuovo ambiente marino sulla Terra, le molecole originali spaziali hanno modificato, lentamente (ere geologiche) il loro stato. Automaticamente si sono innescate, forse, reazioni chimiche energetiche di vario tipo quali, per esempio, eventuali reazioni di fusione nucleare fredda: low nuclear energy reactions (Lenr) o altri tipi di reazioni redox, trasmutazioni ecc.

O, forse, per elaborare queste molecole originali spaziali, la Natura ha utilizzato il calore e le reazioni dei radionuclidi (o reazioni radioniche?) dei «thermal vent» (vulcani abissali sottomarini) ecc.

In altre parole, nelle viscere più profonde del pianeta, si sono create specie batteriche resistentissime, forse le più resistenti che si conoscano, capaci di sopravvivere nelle condizioni infernali iniziali della Terra.

Tali proto-organismi possono fungere da iniziatori di nuova vita, oppure sono la base di forme di vita extraterrestre provenienti da fuori della biosfera. In qualche maniera, da molecole primordiali iniziali, si sono sviluppati o auto-creati (vedere i cromosomi e cellule sintetiche autoformatesi del Craig Venter e Giovanni Murtas) i «batteri» primordiali o archeobatteri.

Questi batteri hanno dato luogo a microrganismi più evoluti anche fotosintetici che, con il tempo e, forse, con salti evolutivi, da anaerobici e chemiolitotrofi (si nutrivano probabilmente di metalli velenosi ossidoriduttori) hanno cominciato a produrre e respirare ossigeno.

Questa nuova specie evolutiva, però, è molto più delicata degli organismi primordiali dai quali è stata creata e si è evoluta.

In questa visione, l’uomo si è sviluppato da queste specie di batteri primordiali estremofili, perdendo molte delle loro proprietà di resistenza iniziali. Così, è l’uomo a potere essere il vero alieno o, in maniera riduttiva, ad avere i batteri primordiali dentro la sua pelle e nella sua «struttura». Anche nel corpo umano albergano molti organismi microbici estremofili che resistono a condizioni estreme di temperatura. Questi organismi estremofili, all’interno del corpo umano, hanno molti compiti ancora non ben compresi: forse riescono a fare resistere il corpo umano addirittura a radiazioni di vario tipo (elettromagnetiche, alfa, beta, gamma di bassa intensità ecc.). Infatti, per esempio, non si capisce come possano gli astronauti resistere per moltissimi giorni ai gamma dei raggi cosmici, molto elevati come si vede in Tab. 1 dove sono riportati i livelli di dose equivalente di radiazione ammissibile per i lavoratori.

Tab1 Quercia 230119

Nei viaggi spaziali questo sarà forse il problema più grave… le astronavi e le tute moderne dovrebbero essere troppo pesanti per escludere i gamma completamente; ci potranno essere soluzioni biologiche avveniristiche con inserzioni di Dna di batteri estremofili resistenti a radiazioni come la nostra Ralstonia Detusculanense o il famoso Radiodurans.

Gli estremofili lavorano ancora

BATTERIO AUDAX VIATOR
Il Batterio Audax Viator: estremofilo

In miniere profondissime, a migliaia di metri sotto la crosta terrestre, vive il batterio chiamato «Desulforudis audaxviator» (Viaggiatore Audax).

Questo batterio è stato definito «audace» proprio perché è in grado di viaggiare (e viaggerebbe) tra gli elementi più pericolosi esistenti, e sopravvivere anche nelle profondità marine e terrestri. Probabilmente l’Audax ha viaggiato negli spazi intorno alla Terra e, come molti altri organismi batteri, in zone siderali. L’Audax è molto resistente alle radiazioni e, insieme a altri microrganismi, è capace, in qualche modo, di sfruttare le variazioni termiche delle reazioni nucleari praticamente come fossero cibo. Infatti, utilizza le radiazioni per sopravvivere e per nutrirsi. Ciò accade anche per alcuni microrganismi all’interno dei «Thermal Vents» sottomarini ritrovati, per esempio, sotto le Hawaii a più di 3.000 metri di profondità. Proprio a queste profondità, queste specie di solfobatteri vivono molto bene assieme con altri estremofili, utilizzando l’energia termica dei vulcani sottomarini e, anche, le relative radiazioni.

Deinococcus radiodurans
Deinococcus radiodurans

Si sa che ci sono microrganismi, come ad esempio il «radiodurans», che sono migliaia di volte più resistenti dell’essere umano, alle radiazioni. Si sa, inoltre, che tanti batteri possono entrare in vita latente e avere così «capsidi» molto resistenti a fattori ambientali anche extraterrestri.

Sono stati pubblicati molti studi, tra i quali quelli dello «Space Institute» di Seattle che asseriscono che, tali forme di vita, possono essere dotate di meccanismi di sopravvivenza tanto forti da resistere in ambienti alieni tra i più inospitali e che potrebbero viaggiare addirittura nello spazio al di fuori della terra.

Per esempio un microrganismo estremofilo, scoperto (dal nostro gruppo di ricercatori) negli anni 2000 all’Infn-Enea di Frascati e chiamato Ralstonia De Tusculanense, è stato trovato addirittura nell’acqua delle navette spaziali che andavano su Marte. Altri batteri della famiglia dei cocchi sono stati trovati sulle staffe di atterraggio delle navette che si sono posate su Marte. Non è stato, quindi, l’uomo terrestre a essere stato invaso dagli alieni sulla terra ma, probabilmente, l’uomo stesso è stato il vero colonizzatore, ma senza saperlo.

A parte questo possibile inquinamento spaziale, l’uomo, qui sulla Terra, sta distruggendo definitivamente il proprio habitat, cosicché prima o poi, sarà costretto a ritornare nello spazio.

Questo squilibrio e accelerazione evolutiva incontrollata (che ha favorito mutazioni in un solo secolo, che si sarebbero sviluppate dopo milioni di anni…) ha creato, però, un uomo tanto delicato e immunodepresso da non rendersene conto. Ora, l’uomo, così auto-selezionatosi, vive nella biosfera modificata, con uno strato di ossigeno sempre minore, soggetto ad inquinamenti di ogni tipo (CO2, NOx, Benzene nanoparticelle idrocarburi alifatici aromatici mutageni cancerogeni… ecc.) persistente prodotto, in gran parte, da se stesso. Infatti, nell’ultimo secolo, la parte della componente antropica dell’inquinamento, è andata sempre più aumentando e, nelle ultime decadi, sta crescendo in modo esponenziale.

Un altro microorganismo, oltre al Radiodurans, che potrebbe essere molto utile copiare e utilizzare, è un altro estremofilo: la Ralstonia De Tusculanense.

Questi batteri estremofili, sono stati trovati in una reazione (all’Infn/Enea di Frascati) Lenr, (ovvero Low Energy Nuclear Reactions) ossia: di reazioni nucleari di bassa energia, chiamata anticamente più semplicemente Fusione Fredda. In questa reazione c’era un ambiente extraterrestre abiotico, alieno con: litio, idrogeno, metalli pesanti molto pericolosi, radionuclidi, mercurio e acidi; il tutto immerso in un ambiente a elevata temperatura, sottoposto a tensione elettrica ed anche, probabilmente, a una certa quantità di radiazioni.

A questo tipo di batterio, scoperto nella reazione nucleare su descritta, è stato dato il nome di «Ralstonia De Tusculanense» dove:

1 – Ralstonia, poiché appartiene alla Famiglia della Ralstonie Eutrophe estremamente duttili.
2 – «De» sta per deuterio che è un isotopo dell’idrogeno, necessario alle reazioni.
3 – «Tusculanense» dal gruppo di Frascati (RM) che lo ha scoperto.

Questi batteri si sono sempre nutriti, addirittura famelicamente, di «metalli pesanti e velenosi» e continuano ad accumularli eventualmente con bio-trasformazioni. Questo tipo di nutrimento è estremamente mortale per gli altri organismi viventi quale l’uomo.

Inoltre, tali microrganismi respirano idrogeno (in determinate condizioni, lo producono) insieme a altri gas venefici. Come accennato, si tratta di batteri della Famiglia della «Ralstonie Eutrophe» estremamente duttili. Per questo sono stati anche paragonati all’antico Dio Greco Proteus, capace di trasformarsi in tutto.

Infatti, le RDT possono ambientarsi in qualsiasi «habitat»: anche il più dannoso per ogni organismo vitale. Come mai, allora, non hanno invaso la Terra, visto che si duplicano ad un tasso di due volte al minuto e resistono a tutto?

Ciò significa, tra l’altro, che questi organismi sono capaci di resistere a quantità di radiazioni che ucciderebbero mille volte un essere umano. Allora, come mai questi organismi sono mortali? Come mai sono rimasti dormienti fino ad ora? Eppure non sono proprio silenti, Perché continuano indefessamente a fare il loro lavoro di depurazione dei terreni, aria e acqua da tutti i venefici rifiuti nostri: sì anche le dannate plastiche, che ci soffocano e l’anidride carbonica in eccesso.

Certamente, non si sono riprodotti in maniera esponenziale, altrimenti la razza umana non esisterebbe. Infatti, il loro tasso di riproduzione si è scontrato con quello di vari «competitor» appartenenti alla categoria di altri microrganismi e organismi superiori del tipo «Escherichia Coli» o altri. Quest’ultima classe di organismi si riproduce molto più rapidamente di loro (le RDT estremofile sono lente: hanno gli eoni temporali dell’evoluzione a disposizione).

Quindi i microrganismi odierni, sono più efficaci ed efficienti, anche perché, forse, gli estremofili, avendo terminato il loro cibo venefico che risale a miliardi di anni fa quando la Terra era un pianeta in ebollizione vulcanica, si sono fermati.

Sembra, secondo nuove ricerche, che l’emissione di ossigeno, che ha permesso poi la vita di tutti gli organismi superiori, sia stata una mutazione nell’evoluzione di questi organismi, probabilmente non desiderata da questi archeobatteri estremofili primordiali, che sono stati, per nostra fortuna, sopraffatti.

Infatti, non hanno trovato più il loro cibo originale, perché le condizioni sulla Terra erano cambiate, l’atmosfera non era più solo composta di azoto, idrogeno, CO2, CO, acidi e altri elementi che per l’uomo, oggi, sono mortali. L’atmosfera non era più quella mefitica di quattro e più miliardi di anni fa. Anzi, era ormai divenuta proprio l’atmosfera che, ora, nutre e protegge l’umanità, anche dalla gran parte delle radiazioni cosmiche e meteoriti mortali, insieme a un salvifico campo magnetico…

Le pressioni non erano più quelle immani delle profondità marine, che permettevano solo lo sviluppo degli estremofili primordiali, non c’era l’atmosfera infernale di zolfo e radiazioni, insomma, non era quindi più un inferno adattissimo alla loro vita.

Quello che per l’uomo è un inferno, per loro è una vera manna!

Marte è un inferno? …Si! Per noi è un inferno, per loro, probabilmente, è cibo vitale…

L’uomo non potrebbe mai sopravvivere su Marte, senza una bella e pesante tuta antiradiazioni e senza una maschera per ossigeno oppure, ancora meglio, senza una cupola antiradiazioni bella spessa per le lunghe permanenze.

L’uomo deve andare su Marte ben protetto. Per ora, l’uomo ha mandato su Marte solo automi con le zampette di metallo: le navicelle spaziali e droni [UAV= Unmanned Aerial Vehicle].

E pare che abbiano trovato su questi sostegni metallici addirittura dei batteri, che hanno resistito al lungo viaggio verso Marte. Di conseguenza, se fosse veramente sopravvissuto qualche batterio terrestre nel viaggio su Marte, allora gli alieni sarebbero gli uomini che hanno cominciato a invadere gli altri Pianeti. E allora, ricordate la Luna?

Si profila quindi, uno scenario molto diverso e esattamente contrario a tutto quanto è stato concepito e descritto da Carl Sagan, Fred Hoyle, Isac Asimov e tanti altri e anche dalla base inespressa ed intrinseca del Paradosso di Fermi. Infatti, la domanda di Fermi «Dove sono tutti gli alieni?» presuppone che gli alieni – se esistono – provengono da mondi esterni alla Terra.

L’uomo e l’invasione

Dall’analisi precedente invece risulta che non è l’uomo sulla Terra a essere invaso, con la famosa Panspermia ecc. ma, forse, il destino dell’uomo è proprio quello di invadere altri Mondi.

Probabilmente, in lunghissimi cicli temporali eoni ecc., sono nati, vissuti, rinati, rifecondati pianeti come la Terra.

Forse, è proprio l’uomo terrestre a essere destinato, suo malgrado, a essere l’untore di altri Pianeti e infettare gli altri Mondi. Ciò è bene? Ciò è male? Tutto ciò è un bello squilibrio nell’Universo. Forse, il destino dell’uomo è proprio quello di portare elementi alieni (Archeobatteri estremofili) in altri Mondi.

L’acqua di una navicella spaziale è un’acqua normale. Tuttavia dopo l’analisi chimica, è stato osservato che conteneva molti batteri estremofili ultraresistenti e addirittura era presente la nostra Ralstonia De Tusculanense.

Se tutto ciò è vero, allora l’uomo deve essere molto preoccupato: la navicella può precipitare al suolo marziano, rompersi, i liquidi fuoruscire, vaporizzarsi e congelarsi. Così, le forme di vita estremofile al loro interno che fanno? Resistono? Sì, ma invadono il Pianeta trovando un terreno pieno di veleni estremamente fertile per loro.

Recentemente, sembra che ci sia stato un esperimento molto interessante cui ha partecipato anche l’Università di Tor Vergata, vicino ai Centri di Ricerca di Frascati Enea Infn (con cui si collabora). In questo esperimento si stanno preparando colture di queste classi di batteri estremofili per portarle sulla Stazione Spaziale orbitante e, quindi, oltre nella stratosfera, in condizioni ambientali marziane, con grandissime variazioni di temperatura, di pressione, di radiazioni e di altri fattori ambientali molto severi.

I risultati dell’esperimento diranno come si sono comportati gli involucri con i batteri estremofili all’esterno. Si vedrà che succederà: se moriranno completamente o saranno sopravvissuti.

Nel primo caso è una faccenda chiusa. Se invece sporificano o vanno in latenza allora, potrebbe verificarsi, magari milioni di anni dopo, l’evento che inizino a rivivere spontaneamente.

Si entrerebbe in sviluppi spaziali incogniti, poiché, tra l’altro, significherebbe che Carl Sagan aveva, ha avuto ed ha ragione, ma al contrario.

Cioè, noi abbiamo cominciato a essere gli alieni che infettano gli altri Mondi!

Ora, si pone la domanda: l’uomo ha diritto, dopo avere quasi distrutto la Terra, di portare questi batteri pericolosi ed estremofili in altri Pianeti?

Forse, è la necessità dell’uomo in generale, oppure, più probabilmente, di qualche uomo di grande famiglia, di grandi potenti del mondo, di qualche grande Capo o economista, oligarca di altro tipo. Evidentemente, costoro pensano che la nostra civiltà possa sopravvivere in altri Mondi, dando la Terra già per perduta. Alcuni dei grandi potenti della Terra hanno già provveduto a farsi spedire l’ammiraglia dell’auto elettrica «Tesla» nello spazio, per viaggiare più comodi e sicuri…

Sembra che tali capi sperino fortemente che si possa sopravvivere in Mondi che rassomigliano alla Terra e quindi cominciano queste invasioni e queste missioni. A noi invece, queste missioni appaiono come progetti e piani di ricerca e studi scientifici.

Viene spontanea la domanda. È giusto e si ha il diritto di risvegliare in altri mondi, tutta quella grande vita dormiente latente quale quella del «Tirannosaurus Rex»? Si ha il diritto di proiettare questo tipo di evento in altri Pianeti?

In altri pianeti, la dispersione di questi batteri, potrebbe trovare un terreno a lei congeniale. Sarebbero anche capaci di mutare per adattarsi alle radiazioni cosmiche non schermate da atmosfere. Così, la vita dispersa, potrebbe trasformarsi in qualche cosa altro: qualcosa che si sviluppa e invade il Pianeta (es. Marte). Poi, quando l’uomo atterrerà, si infetterà e riporterà sulla Terra questi organismi mutati estremamente più aggressivi.

Ritorno della Ralstonia de Tusculanense (Rdt)

Ora qui, in milioni di anni, tali microrganismi estremofili si sono adattati. La R. De Tusculanense, è un batterio capace, in qualche modo, di bioelaborare anche i radionuclidi, le radiazioni. La Rdt si ciba delle più grandi schifezze che emettono le nostre automobili, le nostre industrie petrolifere e le nostre centrali a gas, a gasolio e a policombustibile ecc.

Probabilmente, la R. De Tusculanense, messa in anaerobiosi, è in grado di assorbire l’anidride carbonica in eccesso, oppure tutti gli inquinanti maledetti del mare, è estremamente duttile capace addirittura, con altri microorganismi, di disinquinare addirittura il Pianeta.

Essa è capace di bioaccumulare e digerire pure le plastiche, microplastiche e i nano composti inquinanti che stanno ormai nei sistemi digestivi di molti pesci. LA Rdt è capace anche di formare plastiche biodegradabili e tanti composti utili, eliminando i rifiuti (se ne parlerà in un altro).

Ormai, la civiltà umana sta cominciando a immagazzinare, elaborare e forse assimilare e adattarsi alla plastica e al petrolio. Strano e bel tipo di civiltà!

Nei due (nostri) libri «L’Inganno del Petrolio» e «L’inganno dei Fossili» disponibili anche in Internet, questi argomenti sono trattati a fondo e in modo tecnico e scientifico.

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Eppure, pochi condividono e ascoltano questi tipi di argomenti molto seri per l’umanità.

La conversione biologica dell’energia solare, già proposta dallo scrivente e dal Prof. Italo Federico Quercia, nei lontani anni 70, per una soluzione energetica ecologica per la Terra ormai definitivamente inquinata da combustioni cancerogene climalteranti; potrebbe essere adottata per creare, o risviluppare, vita utilizzando organismi fotosintetici, anche su altri mondi (Marte?)

Ma perché i grandi poteri vogliono che noi abbandoniamo questo pianeta azzurro?

Piercamillo Quercia, Presidente Amis (Associazione movimento internazionale degli scienziati)