Articolo: Vi spiego perché scelsi Frascati per il sincrotrone

Il Tempo del 13 Aprile 2010

Aveva concorso tutta l’Italia per aggiudicarsi la costruzione del sincrotrone, destinato ad investigare le particelle elementari e a studiare la natura intima della materia. La Toscana offriva San Rossore e scese in campo anche la Presidenza del Consiglio, a Milano si erano mobilitati a favore di Lambrate, altre città concorrevano, poi nell’aprile del 1954 scegliemmo un terreno incolto del comune di Frascati, dalla vegetazione bassa di un verde scuro; un appezzamento ondulato, ricordo quant’era bello al tramonto. In quegli anni io ero appena rientrato dagli Stati Uniti dove con mia moglie Costanza Catenacci, laureatasi brillantemente in fisica, avevamo svolto ricerche sui raggi cosmici. A mia moglie devo tutto, la mia vita, i cinque figli che abbiamo avuto, gran parte della mia attività di fisico. In America avevo anche conosciuto Einstein che si era interessato ai miei lavori. Nei fui molto lusingato! In Italia non ero ancora inquadrato in alcuna attività di studio e Bernardini, consultatosi con Amaldi, pensò a me come direttore del futuro laboratorio di Frascati, tutto ancora da fare. L’operazione sincrotrone nacque ufficialmente il 10 febbraio 1953. Eravamo un gruppo molto motivato, non ci fermavamo davanti a nulla. Nel 1956 gli edifici non erano ancora pronti ma decidemmo ugualmente di installare il liquefattore di elio e di idrogeno, per studiare le reazioni fotone/nucleone. È curioso ricordare che l’edificio non aveva ancora una strada. Ci muovevamo in mezzo al fango, eppure ottenemmo importantissimi risultati. Eravamo la formazione più giovane mai costituita per un laboratorio. Questo dell’età è un punto che mi preme sottolineare: oggi forse si ha meno fiducia nelle nuove generazioni o la pressione delle età più avanzate non lascia loro abbastanza spazi e possibilità. A Frascati l’integrazione delle varie parti del sincrotrone iniziò nel 1958. Trascorremmo nottate e giorni di intenso entusiasmo, nell’assistere ai primi giri, alla prima accelerazione. Il 15 ottobre del 1958 iniziammo le operazioni per l’insediamento dell’iniettore Van de Graaf. Il 9 febbraio 1959 provammo definitivamente il funzionamento. Ricordo che Alberigi, Quaranta, Fabiani, Puglisi, Quercia, fieri del risultato, con fare semiserio, si avvicinarono a passo di marcia alla macchina, salutarono militarmente, schiacciarono un bottone, e zac! Ci furono i 1000 MeV. Era il fascio più intenso che un elettrosincrotrone avesse mai prodotto nel mondo. Rispetto al progetto iniziale da 500/600 MeV l’elettrosincrotrone raggiunse energie notevolmente superiori. Questo non fu casuale. Bernardini ed io riuscimmo, tenendo larghi tutti i parametri, gradualmente e quasi clandestinamente ad arrivare sino a 1100 MeV. Un innalzamento degli obiettivi che risultò fondamentale per il progresso delle ricerche. Per le sperimentazioni sugli elettroni con il sincrotrone di Frascati portammo l’Italia all’avanguardia in tutto il mondo. Il contributo dato è stato di primo piano nella storia della fisica. * presidente Onorario Accademia Lincei